Archivio per la categoria Censura e Comunicazione

3 x Ustica = 1 giorno di sigarette

 

3 x DC-9 Itavia ovale

= marlboro  

Critichiamo in modo assoluto e senza sconti quanto istituzioni e società mettono in atto, in un modo che non riusciamo a non definire “pavloviano” (in senso dispregiativo), nello stabilire i criteri con cui viene stabilita l’importanza de “ I Problemi”.

Per questo non possiamo non criticare non il fatto che in questi giorni si parli dell’esplosione dell’aereo nei cieli di Ustica (nel 1980, 81 morti), ma che si dia spazio sproporzionato a questo, insieme al negare e al censurare (1) la strage quotidiana fatta dal tabagismo.

In questi giorni i media e i politici (2) non hanno lesinato in quanto a esibire posticcia “indignazione” (3) per le vittime, e ad ostentare il proprio conoscere i fatti (manifestando implicita e plateale ignoranza rispetto al fumo).  Giornali, serate, inchieste, tutti a discutere di un fatto che:

  • è miliardi di volte meno grave del tabagismo
  • ha fatto tanti morti quanti ne fanno le sigarette in 8 (otto) ore
  • è finito (mentre il tabagismo è ancora in corso)

 

Poiché i criteri suddetti sono tra i peggiori che si possano adottare, critichiamo anche il far leva sulle vittime con “… ci sono 81 .. vergognatevi !!… strage di Stato !!!” : vergognati tu, che non sai nemmeno far di conto.   Lì 81, qui 81 si fanno in 8 (otto) ore, cioè 240 al giorno; 11 milioni di dipendenti, qui 5.500.000 italiani che moriranno (è certo) solo perché oggi sono fumatori e tu per salvarli non stai facendo nulla. 

Così Pino Pallino, la sua vita, la sua famiglia, la sua storia, non vale nulla se muore di fumo ma di botto diventa primario se muore “il giorno prima” nell’aereo di Ustica.  A Roma si dice “le chiacchiere stanno a zero” e infatti le immagini sopra mostrano che ogni giorno il fumo fa tanti morti quanti 3 “aerei di Ustica”, perché 81 x 3 fa proprio 243 che è il numero di morti da sigarette in Italia, al giorno, ogni giorno.

 DC-9 Itavia ovale+DC-9 Itavia ovale+DC-9 Itavia ovale= marlboro

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(1) Si censura nonostante, anzi forse si censura molto più, ora che i media gridano “attacco all’informazione !!” criticando la “legge bavaglio” (che limita moltissimo la possibilità di pubblicare di indagini e di intercettazioni).

(2) Purtroppo lo hanno fatto anche le Istituzioni;  le prime 3 cariche dello Stato hanno (quantomeno) detto qualcosa circa “la strage di Ustica”, ma  insieme al continuare ad accettare il tabagismo.  Si sono rivolti anche ai “parenti delle vittime”, come se gli 85.000 morti annui da fumo non lo fossero.

(3) Una indignazione del tutto posticcia, melensa, e razzista, perchè discrimina negativamente e in modo assoluto tra categorie di persone: da un lato chi-muore-su-un-aereo-per-vicende-sospette-con-implicazioni-politche viene considerato degno del massimo interesse, dall’altro 11.000.000 di fumatori completamente e sistematicamente discriminati, annullati come persone e come tutto.

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1205 morti a causa del tabagismo

 

Ammonta a 1205 il numero delle persone che solo in Italia sono morte a causa del tabagismo (1), nel periodo che va tra la “Giornata della memoria” e la “Giornata del ricordo”: celebrarle non può che essere un gesto nobile e necessario, resta da spiegare perché i morti da fumo sono considerati meno importanti.  E restano da giustificare molte altre scelte di passività ….

 

 

 

(1) dai dati LILT (Libro Bianco SUL FUMO LILT 2006) e di Forastiere et al, (Forastiere et al., Impatto sanitario dell’esposizione al fumo di sigaretta in Italia,Ep Prev 2002), si hanno ogni giorno 233 morti da fumo attivo e 8 da fumo passivo. 233+8 = 241 al giorno a causa del tabagismo.  241 * 15 giorni (il periodo considerato) = 1205

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Perchè occuparsi solo dell’Aids, che fa pochissimi morti rispetto al fumo ?

 Abbiamo dimostrato qui che anche “Corriere della Sera” censura il tabagismo, senza menzionare mai addirittura il Rapporto MPOWER dell’OMS – 2009. Questo è uscito il 9/12/09 ma a tutt’oggi non è citato, e il tabagismo in genere (13 milioni di malati italiani) è censurato.

Eppure il 5 gennaio 2010 il “Corriere” ha un guizzo di interesse per la salute delle persone, dedicando lo spazio di una lettera ad una persona malata di Aids; ovviamente questo ultimo fatto non sarebbe criticabile in assenza della censura al tabagismo.  Viceversa, c’è la prova che il “Corriere” (no solo) non si occupa delle malattie quanto più sono gravi e diffuse, ma seguendo altri criteri.

La lettera in questione è scritta abbastanza bene, colpisce al cuore … ma solo a quelloI fatti sono tutt’altro, e ancora una volta non perchè lo pensi qualcuno ma perché è così, e lo afferma anche il Ministero della Salute: i fatti sono che da quando esiste l’Aids in Italia ha fatto meno della metà di quante ne fa il tabagismo … in un anno !  40.000 morti da quando esiste l’Aids, 40.000 morti in 5 mesi e mezzo di sigarette, questo è un fatto.

Ovviamente, poiché la lettera colpisce solo al cuore, è stata ripresa da diversi soggetti tra cui la rete tv “RAI News 24”, e il sentimentalistico (1) “Fahreneit” di RAI Radio 3.

Ecco i FATTI sull’Aids :

(fonte http://www.ministerosalute.it/hiv/paginaInternaHiv.jsp?id=198&menu=strumentieservizi ):

Dati epidem

(1) A volte è melenso, pur essendo generalmente di ottima qualità.

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Censurato il Rapporto OMS 2009 sulla pandemia di tabagismo

Il fatto che era facile prevederlo non cambia nulla nell’enormità del fatto: il fatto è che i media hanno censurato la pubblicazione del Rapporto OMS sul tabagismo 2009.

Purtroppo usiamo un riferimento generico a “i media” contando su pochi mezzi per fare un’analisi  matematica.  Tuttavia la conoscenza degli argomenti che i media prediligono, del loro linguaggio, del loro stile (*), consente l’affermazione del titolo: dei 13.000.000 di italiani ammalati di tabagismo e dipendenti dalla nicotina ai media non glie ne importa nulla, così come nulla gli importa dei 5.000.000 di persone che nel mondo muoiono ogni anno per il fumo, nè dei 600.000 che muoiono per fumo passivo. 

Mostriamo sotto una semplice ma sufficiente prova-analisi di quanto affermiamo; cioè abbiamo effettuato una ricerca della parola “tabagismo” nei siti di alcuni media.  I risultati si possono vedere (e verificare di persona !) : citazioni del tutto scollegate dalla gravità dell’epidemia, citazioni su episodi singoli e vecchi di settimane o mesi, assenza totale di articoli sul tema “tabagismo” (es. “Il Manifesto”); “La Stampa” sembra meglio di altri.  Ma ora sui media e evitiamo aggettivi preferendo dare ai media una “diagnosi” , con un termine erroneamente considerato non forte: diagnosi di ignoranza forte.

NOTE :  I dati sono di OMS

(*) Preferiscono buttarsi su morti da episodi puntuali e isolati invece che su fenomeni, anche se questi sono immmensamente più gravi.  Ad esempio alla fine di ogni anno i media potrebbero dedicare qualche “Prima pagina” alle statistiche sulle cause di morte, ma non lo fanno.

Censura al Rapporto OMS 2009-b

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2 + 2 non fa 4, ovvero la realizzazione del dolce orrore orwelliano

Ma come posso fare a meno…” borbottò Winston “come posso fare a meno di vedere quel che ho dinanzi agli occhi? Due e due fanno quattro !” disse Winston.  Rispose O’Brien “Qualche volta, Winston. Qualche volta fanno cinque. Qualche volta fanno tre. Qualche volta fanno quattro e cinque e tre nello stesso tempo . Devi sforzarti di più. Non è facile recuperare il senno.” (1)

 Questo senno lo hanno recuperato i media (ammesso che lo avessero perso), se è vero che c’erano 240 giornalisti per riprendere la lettura della sentenza del processo di I grado per l’omicidio di 1 (una) persona (una studentessa universitaria a Perugia).   (Per comprendere ancora meglio quanto scritto qui è utile leggersi “1984″  di Orwell).

  Nessuno può negare che un’omicidio a livello emotivo possa fare più presa, ma dopo dovrebbe venire l’analisi razionale; dopo si dovrebbe usare la corteccia del cervello e non solo le parti arcaiche o rettiliane.   Invece ieri si è ancora una volta realizzato e concretizzato il dolce orrore orwelliano, cioè il fatto che 2 + 2 non fa 4.  L’orrore è dolce perchè questa terribile violenza alle elementari capacità di discriminare è perpretata senza l’uso della forza fisica; la dolcezza è aumentata dal clima di festa popolare che si ha nella socializzazione, nella condivisione della stessa certezza cioè che 2 +2 non fa 4.

La corteccia e l’analisi razionale possono facilmente stabilire che la morte di 1 persona, per quanto possa essere pesante tutto il “contorno”, resta sempre la morte di 1 (una) persona.  La morte di 241 persone E’ 241 volte più grave : e insistiamo ad affermare che ogni giorno muoiono 241 persone a causa del tabagismo: dove sono i media, dove sono i cronisti ?  Non possiamo non polemizzare con loro.  Continuamo a citare “1984″ :

In filosofia, in religione, in etica e in politica, due e due avrebbero potuto fare cinque, ma fino a che ci si manteneva nell’ambito di disegnare un aeroplano o un fucile dovevano fare quattro” .  Ebbene anche per il Ministero della Salute (che deve disegnare aeroplani cioè occuparsi di scienza e salute) 2 + 2 non fa 4, viste le ripetute assenze di impegno contro il tabagismo, emblematicamente testimoniate dalla non presenza alla Giornata mondiale contro il fumo.  Per il resto - riprendendo l’ultima citazione – molti “dibattiti” riguardano più la filosofia, la religione, l’etica e la politica, che la realtà.

 

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 (1) Citazioni varie dal romanzo “1984″ di Orwell (http://it.wikiquote.org/wiki/1984) , suggeriamo vivamente di leggere il libro, con circa € 7,00 ci si regalano ore ed ore di piacere.

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La NUOVOfobia

Quando i media usano verbi impersonali (1) lo fanno per sostenere che quanto affermano è condiviso da tutti:  ma perchè hanno bisogno di sostenerlo ?   In genere, o almeno per quello che ci interessa qui, il motivo è che l’affermazione si basa sul nulla; a parte i casi in cui il fatto è ad esempio un evento atmosferico (2), il verbo o il modo impersonale è un tentativo di rinforzare un’affermazione, e se chi la fa ha bisogno di rinforzarla dimostra lui stesso (non serve chiederglielo)  che non è convinto di quanto dice.

Tutta questa filippica per mostrare, per osservare (senza inferire) il fatto socializzato del momento: vediamo titoloni di media e tiggì del tipo “E’ allarme influenza”.   Un campione è qui sotto [tutti prime pagine (!) di siti di quotidiani del 3/11] :

 

La NUOVOfobia, la paura delle cose nuove

La NUOVOfobia, la paura delle cose nuove

 Come dicevamo tutte quelle affermazioni si – dati alla mano – si basano sul nulla; è la paura della nuova influenza, è la paura del nuovo.  Lo stesso Ministro della salute Fazio ha ricordato che lo scorso anno l’influenza conosciuta fece 8.000 morti (3); noi continuamo a ricordare che il fumo ne fa 241 al giorno.  Mettere quelle cose in prima pagina (”un morto”, “totale 18 morti”) , con foto ansiogene, sottolineando mille volte dei dubbi dimenticandosi di certezze molto più gravi, tutto questo è una forma di patologia della comunicazione, una patologia sociale, in cui si perde molto del legame con la realtà, che è fatta anche di fumatori.

Questo giornalismo è autoreferenziale.  La versione “dotta” di questo pensiero  la scrisse lo scienziato che ha fatto la storia dell’epistemologia e della cibernetica, e che ha “inventato” il costruttivismo e parte del pensiero sistemico: Heinz von Foerster

“E’ evidente che la nostra società soffre nel suo complesso di una grave disfunzione.  A livello individuale tale disfunzione viene dolorosamente vissuta come apatia, sfiducia, violenza, distacco, impotenza, alienazione e così via.  Io la chiamo «crisi partecipativa» poichè esclude l’individuo dalla partecipazione al processo sociale.  La società si trasforma in «sistema», estabilishment, e così via, una specie di orco kafkiano spersonalizzato e dotato di volontà propria.
Non è difficile capire che la causa fondamentale di questa disfunzione è l’assenza di un input adeguato, tale che l’individuo possa interagire con la società.  I cosiddetti «canali di comunicazione», i «mass media», funzionano in un senso solo: essi parlano, ma nessuno può loro rispondere.  Manca l’anello di feedback, e di conseguenza il sistema non può più essere controllato.(Heinz von Foerster, “Sistemi che osservano”, Astrolabio, ed.orig 1981)

A questi media manca il feedback dalla realtà, ad esempio dal calcolo delle decine di migliaia di tabagisti che soffrono ogni giorno, che sono dipendenti dalla nicotina, eccetera.

  

 

(1) Es. “Si teme che …”,”Ormai è (sostantivo) …” , “C’è l’allarme  (aggettivo/sostantivo)…”; anche senza verbo “Allarme yyyyyyyy….”

(2) “.. ha piovuto”, “… è freddo, è inverno …”

(3) Abbiamo il sospetto che molti siano morti perchè già messi male a causa del tabagismo.

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Come negare il tabagismo senza darne a vedere ?

 Quando qualcuno dice che l’olocausto non è esistito, il fenomeno più saliente non è quel dire ma il grado di infantilismo dell’indignazione (1) che ne segue.  Secondo questa indignazione infatti non solo è sufficiente dire che l’olocausto è esistito per stare a posto, ma addirittura finchè uno non nega un fatto in modo esplicito ciò non significa negarlo.

 
Secondo questo pensare ad esempio, finchè uno non dice esplicitamente che il fumo non fa male, quello si comporta bene.
 
Tra mille esempi lo testimoniano oggi il signor Trifiletti e “La Repubblica”: il primo scrivendo al quotidiano afferma che negare esplicitamente l’olocausto sarebbe come “… se io … dicessi ai miei studenti che il fumo giova alla salute e protegge dalle malattie cardiovascolari” (3).   “La Repubblica” dimostra appunto di condividere del tutto tale ingenua indignazione, infatti non solo pubblica la lettera, ma dedica addirittura 2 pagine al negazionismo esplicito dell’olocausto, ciò mentre questo ha ucciso 5 milioni di persone e il fumo 100 milioni (2); non capiscono la differenza di 1 con 20 . 
  
La realtà è diversa da come sottinteso da costoro, e per negare il tabagismo è sufficiente non parlarne, non occuparsene, parlare d’altro (4) o – come ha fatto il Ministro della Salute Sacconi – non partecipare nemmeno alla Giornata mondiale contro il fumo (5) .
I media o non ne parlano mai, o lo citano come un fenomeno di costumen e non come una pandemia che, solo in Italia, colpisce 13 milioni di persone.  
Al tabagismo non si dedica spazio adeguato, con l’aggravante che l’olocausto è finito da un pezzo mentre il fumo uccide ancora, molto di più e – grazie anche a questo disinteresse - ucciderà ancora.
 
 
 
(1) O meglio, “di gran parte dell’indignazione che ne segue”; per infantilismo intendo l’incapacità di compiere alcune operazioni mentali (in relazione all’uso del termine “operazioni mentali” fatto da J. Piaget)
(2) OMS, Rapporto MPOWER
(3) “La Repubblica” ha una rubrica in cui pubblica lettere; il primo spazio lo gestisce Corrado Augias, l’altro è a disposizione per 3-5 testi di lettori.  Il 24/10 uno di questi è riportato così:
 
“Se in aula negassi che il fumo fa male.
Aldo Trefiletti, Messina
Le cosiddette teorie negazioniste relativamente all’Olocausto del ricercatore Antonio Caracciolo [...] sarebbe interessante invece vedere quale comportamento assumeranno in merito [...] gli organi accademici, responsabili della qualità della ricerca e dell’insegnamento [...] … se io … dicessi ai miei  Mi domdando cosa farebbe [...] se io dicessi ai miei studenti che il fumo giova alla salute e protegge dalle malattie cardiovascolari”
 
(4) Qui le possibilità sono infinite: ad esempio lanciare ripetuti “Allarme influenza”, o “Vogliono uccidere Berlusconi” (come se uno che volesse farlo andasse a scriverlo in rete…) eccetera.
(5) In Italia si celebra, con decine di studiosi ed esperti, all’Istituto Superiore di Sanità ISS da 11 anni.  Solo 1 volta presenziò Veronesi, un paio la Turco e forse Sirchia.  Nel 2008 e nel 2009 Sacconi non c’era (!) e nemmeno ha mandato un messaggio (!!).  Inoltre non c’era nemmeno 1 (uno) giornalista (!!!) a dimostrazione di quanto è grande il loro interesse PER i fumatori.

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Chi limita la libertà di stampa ?

Chi era che durante la Giornata mondiale contro il fumo 2009 ha impedito ai giornalisti che oggi hanno manifestato “Per la libertà di stampa”, di informare i cittadini sul tabagismo  ?  
 
Chi gli impedisce di fare servizi proporzionalmente al numero dei fumatori che muoiono ?  
 
Chi gli ha imposto con ricatti (!), con minacce (!!), o con la forza (!!!), di non intervistare medici e psicologi riuniti all’Istituto Superiore di Sanità come ogni 31 Maggio per cercare di salvare i 13 milioni fumatori ?   
 
E’ da chiedere.
Perchè di giornalisti non ce ne era nemmeno … uno.
 

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